GLI ANTENATI

Come rendere omaggio a coloro che per primi in romagna hanno contratto il virus della passione motoristica ed hanno contagiato così largamente le generazioni successive se non affidandosi ad un splendido articolo giornalistico di SALVATORE GIOIELLO, la poesia si fonde con la passione e la capacità giornalistica; leggetelo  con il rispetto e la devozione che meritano i personaggi che lo popolano.

L'articolo abbraccia a 360° il mondo motoristico forlivese, sarebbe un peccato perderne la memoria, è poi significativo documento per conoscere il contesto nel quale prenderà forma il “Colline di Romagna”… gli antenati, appunto.

Il Colline e la sua gente saranno oggetto di un articolo a parte.

Tratto da informACI,  N° 1-2  - Gennaio Febbraio ‘97.

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AUTO & STORIA

 

L’AUTOMOBILE IN ROMAGNA

 Salvatore Gioiello 

Socchiudo gli occhi e già vedo avanzare un fiume d’immagini. Le più lontane sono le prime a presentarsi. Il tempo gioca sull’apparato mnemonico dell’uomo e ne mette in fila i ricordi attraverso un percorso a ritroso. E così,

Dopo tanta

Nebbia

a una

a una

si svelano

le stelle.

….

-ricordate Ungaretti?

 

Le figure si fanno nitide, gli eventi riempiono gli spazi, i protagonisti riprendono il loro ruolo.

Anno 1946. L’immane rogo appiccicato dalla follia nazista si è appena spento: la “lunga notte” lungo la quale è divampato sta cedendo a poco a poco al nuovo sole. Il chiarore si fa strada e passa più deciso chiarore; la terra riacquista colori e prospettive dimenticate; la vita riprende il sopravvento.       S’intrecciano atti di fede: Forlì assapora il primo confronto politico; dalle filiere dell’Orsi Mangelli torna ad uscire Rajon; i “piadaioli“ si riscoprono a “treb”; nasce la Repubblica Italiana; s’insedia la Costituente.

Scrive Aldo Spallicci:

 

L’èra nòva la ciàma

la fiurèss c’ma l’amandul

l’è p’arivè l’arghèvul

vstì cun i culùr ad fiàma

 

(L’aria nuova chiama; fiorisce il mandorlo; sta per arrivare il rigogolo con le sue piume color fiamma.)

Il color fiamma.          L’11 agosto di quell’anno sfreccia per la prima volta il rosso fuoco delle moto in corsa; sul circuito in viale Roma, via Campo di Marte, via Decia Raggi, via Fontanelle, via Seganti, viale roma, la rumagna d’è mutor  si esalta per le imprese di Tenni, Pagani, Balzarotti, Bruni, Ruggeri e dell’astro nascente Orlando Valdinoci, impegnati su quell’anello un po sbilenco e prodigo di polvere, i giovani sono affascinati.

All’indomani si riverseranno all’Arar, nei campi dei residuati bellici, dove per pochi soldi acquisteranno Matchless, Triumph, e BSA color sabbia venata di verde bottiglia; su di esse si poseranno mani esperte che potenzieranno cavalli e brio.

Il sogno diventerà realtà: Dario Ambrosiani, Alano Montanari, Sante Geminiani, Gastone Berardi cominceranno così.

Non deve stupire, in questo avvio, la premessa in chiave motoristica. A Forlì, gli sport motoristici delle due e delle quattro ruote hanno radici comuni, alimentate da uomini uniti da identica passione, tale da legare a doppio filo Club del Motore e Automobil Club: Terzo Bandini, campione di un recente passato; Carlo Alberto Carlini, inimitabile direttore dell’ACI; Gino Ricci, formidabile concentratore di manifestazioni, ne sono gli esponenti di primo piano.

Il “modello” organizzativo che da loro discende supera a pieni voti il collaudo iniziale quando appena un anno dopo –il 21 giugno del 1947- parte da viale Rebuffone in Brescia la prima edizione del dopoguerra della “Mille Miglia”, per tutta la notte, lungo via Ravegnana, porta San Pietro, via Matteotti, piazzale delle Vittoria e viale Roma, nessuno dormirà.

Sul tragitto squadre di volonterosi, appartenenti ai due sodalizi, vegliano sul transito dei concorrenti.

Fra le prime auto a profilarsi all’uscita della “Ravennate” è l’Aprilia che Dino Tullini, forlivese, condurrà alla vittoria di classe coprendo i 1.630 km ad una media di poco inferiore ai 100 orari.

Alle prime luci dell’alba, gli altoparlanti – una prova,  fra le tante, della efficienza organizzativa – annunciano l’imminente arrivo della Cisitalia 1100 scoperta condotta da Tazio Nuvolari al comando della corsa.

Dalle migliaia di presenti si leva un boato che accompagna il mitico campione fino all’uscita della città.

Via via il vantaggio del mantovano volante crescerà fino a dare l’illusione della vittoria; ma dopo Bologna, quella Cisitalia che egli aveva reso docile dominandone l’irruenza venne investita da un uragano che la farà retrocedere in seconda posizione, dietro l’Alfa Romeo 2900 di Clemente Biondetti.

Quindici giorni dopo, il già collaudato  “connubio” riceve una più autorevole conferma.

E’ il 6 luglio 1947; a Forlì si disputa il 1° circuito automobilistico “LUIGI ARCANGELI”, il percorso si snoda sui viali della Libertà, Matteotti, Alfredo Oriani, Luigi Ridolfi e piazzale della Vittoria, sport e corsa sono le categorie in lizza.

Nella prima si cimentano Maraschi, Pesci, Lietti, Bertone, Zanaboni, Scagliarini, Ermini, Nissotti, Comirato e i forlivesi Ilario Bandini, Pino Pini e Alberto Neri.

Fra le 1500 si schiera al via la nuova Ferrari 125; al volante Tazio Nuvolari che infiamma il pubblico inscenando un monologo di assoluta superiorità.

 L’epilogo è affidato alla Cisitalia formula corsa, veri gioiellini capaci di grandi imprese.

  Un duello fra Monster e Grolla segna il pezzo forte della giornata e termina con la vittoria del milanese dal cognome teutonico.

  Alle spalle dei due primi attori, giungera Dino Tullini.

Ormai il buon seme è stato gettato; gli sviluppi saranno rigogliosi; mentre il motociclismo continuerà per alcuni anni a richiamare le folle – cambieranno gli “anelli” di gara e l’apparato organizzativo andrà sempre più perfezionandosi -  nel 1949 prende corpo l’idea di una corsa automobilistica in salita disegnata sui tornanti della statale 9/ter, da Predappio a Rocca delle Caminate (inizialmente si dirà Predappio-Bivio Collina); Tullini ci prova ed è il più lesto ad arrampicarsi.

 Ispiratrice dell “Predappio-Rocca delle Caminate” è la cronoscalata della Faticosa, nata nel 1947 come selezione al “Volante d’argento”, il campionato nazionale dell’Automobil Club d’Italia che già in quell’anno aveva assegnato il “Tricolore” a Ferrante Foschi.

Riportano affermazioni personali di tutto rispetto Macello Marchini, Remo Ronconi, Domenico Collina e Giorgio Montanari.

In quel 1949, Foschi ritenta la conquista del titolo, ma i commissari sportivi s’oppongono per la mancata omologazione dell’Aprilia B. lux 1360 che il forlivese presenta allo start.

Giunge il 29 giugno 1950, giornata storica che segna la data di nascita della tradizione regolaristica forlivese.

Sul percorso   Forlì- Castrocaro- Massa- Predappio- Rocca delle Caminate- Meldola- Bertinoro- Cesena- Longiano- Roncofreddo- Sogliano- Savignano- Cesenatico- Cesena- Forlì, si disputa la 1^ gara.

Centocinquantanove chilometri, medie differenziate (45 o50 aseconda della cilindrata) sei controlli orari con passaggio al minuto e nove posti di rilevazione a timbro.

Vince Giorgio Montanari,130 chilogrammidi simpatia pigiati allegramente nell’abitacolo di una Fiat 500/C; penalità ZERO! Lo seguono Vincenzo Lucchi, Telemaco Casadei, Colombo Petronici, Carlo Passardi, Umberto Filippi, Elvio Vitali, Giuseppe Prati, tutti al di sotto delle 100 penalita.

Tre giorni prima, a Cesena, sulla pista dell’ippodromo ( ancora stadio comunale, luogo nel quale Dino Manuzzi andava sin d’allora vagheggiando in gran segreto il sogno di una squadra di ragazzi in maglia bianconera impegnata vis-à-vis contro i giganti dell’italico football), si era inaugurata una miniserie di gimkane provinciali, attività destinata a vivere alcune stagioni e a cedere il passo, di li a poco, ad altre più impegnative vicende.

Nel 1951 torna di scena la regolarità, alla quale il tempo conferirà il tono di appuntamento atteso dagli specialisti per farla salire di edizione in edizione a notorietà nazionale.

Confesso d’averne perso il conto.

Ma tanto basta per ricordare che all’aprirsi degli anni 70, dalla regolarità si passerà al Rally, o meglio al “RALLY COLLINE DI ROMAGNA” - pavesiana demoninazione di una immaginaria, ideale “langa” forlivese- in affascinati versioni notturne frequentate da campioni d’alto lignaggio che ne scriveranno capitoli indimenticabili.

Saliranno alla ribalta tecnici cresciuti in casa, dalle provate capacità, che anno dopo anno andranno a rinverdire l’equipe organizzativa facendo decollare, con le loro intuizioni, la fama dell’Automobil Club di Forlì nell’intera penisola: Bruno Bertaccini dapprima; poi – soprattutto- Genunzio Silvagni, tuttora insuperato ideatore di percorsi e prove speciali. Cresceranno in …età e “sapienza agonistica”  forlivesi e cesenati che andranno via via affermandosi su tutte le strade, alcuni dei quali ascenderanno all’Olimpo Europeo; Arnaldo Mareda, Cesare Sangiorgi, Azeglio Brunelli, Giuseppe Lombardi, Sergio Stefani, Stelio Mazzotti, Piero Marconi, Nazario Bacchi, Dionigio Dionigi, Franco Severi, Giulio Bisulli, Salvatore Brai, Nini Russo, Alcide Paganelli, “Rudy” Dal Pozzo, Carlo Ravaioli, Antonio Bartoletti, Bruno Bentivogli…..

Il passato mi richiama all’ordine.

Importanti eventi stanno maturando.

Da Forlì, un costruttore Self-made man, Ilario Bandini, s’appresta a conquistare l’America sbarcando vetture “sport internazionale” nate nella sua officina di via dei Filergiti.

L’attendono gloria, laurea honoris causa, chiavi della citta di Cleveland.

Torna in auge il circuito “LUIGI ARCANGELI”, che il 10 maggio 1953 vive la sua seconda edizione ammantandosi del tricolore.

La competizione dedicata all’indimenticato “GIGIO’” sembra riprendere vigore, ma resterà in vita fino all’anno successivo, il 1954; poi, sotto l’incalzare delle restrizioni imposte ai circuiti cittadini, sarà costretta a chiudere.

Non si spegnerà comunque il “sacro fuoco”; continuerà ad alimentarsi per ripresentarsi cinque anni più tardi con la 1^ “settimana Automotociclistica Riviera di Cesenatico”, tenendo banco dal 22 al 26 aprile 1959.

E’ sarà subito boom, soprattutto per la presenza di piloti destinati a diventare “grandi”: Bussinello, Lippi, Maglione, Zanini, Frescobaldi per le auto di formula “junior “; Ubbiali, Provini, Mendogni, Mandolini, Venturi, Guglielminetti per le moto Gran Prix.

Cesenatico apre un capitolo tutto d’oro, ricco di pagine epiche scritte da campioni di taglia internazionale; un capitolo che –purtroppo- si chiuderà nel 1964 con l’estensione ai centri minori delle norme che tendono a far rientrare le competizioni motoristiche nel chiuso degli autodromi.

Ma quelle pagine sono vergate con inchiostro indelebile, sfidano il tempo cantando le gesta di Carrol, Smith il cow-boy del Massachusset; “Geki” Russo caduto nell’anello monzese; Rob Slotemaker lo svedese che infiammava gli spettatori; David Piper compassato britannico; Lorenzo Bandini immolatisi sul campo di gara; Mario Casoni petroniano volante: Odoardo Gavoni ferrarese intrepido; joshep Siffert l’elvetico dalla forte tempra; protagonista di una irresistibile ascesa in F1; jochen Rindt il campione austriaco cresciuto sulle strade d’europa e approdato a sua volta ai fasti della massima formula, troppo presto tolto alla vita da un tragico incidente, mentre il “grande circo” sembrava già aver trovato in lui il nuovo campione.

E fra i centauri, altre glorie: Hoching, Farnè, Villa, Agostini, Surtees, Liberati, Masetti, Brambilla, Grassetti, Campanelli, Dilani, Findlay.

Per un capitolo che si chiude, un altro –ugualmente prestigioso, riaperto fin dal 1955- prende quota conquistando le colonne della stampa sportiva nazionale: la corsa in salita “Predappio-Rocca delle Caminate”, che di anno in anno crescerà fino ad entrare nel novero delle cronoscalate classiche.

Nell’albo d’oro aperto da Dino Tullini nell’episodico esordio del 1949, scrivono i loro nomi Ilario Bandini, Alessandro Sarti, Pino Monti, Ivo Randi, Gabriele Gatta.

Altrettatto faranno Edoardo Gabardi Lualdi, dominatore incontrastato (prima con le Osca 1100 e 1500; poi con le Ferrai GTO ed LM), titolare in quegli anni di un tempo record di 3’09”, per una media di 76.150, conseguito nel 1965; Odoardo Gavoni altro primo attore, recordman, splendido interprete in Maserati 2000; Mario Casoni, Anzio Zucchi, Jacopo Trivellato, Gastone Zanarotti ed il fantastico “Noris” Moioli, ancora una volta sulla Predappio Rocca delle Caminate si ripropone la stretta collaborazione fra Automobil Club e Club del Motore, con indimenticabili edizioni motociclistiche che vedranno appaiati nell’entusiasmo degli appassionati Orlando Valdinoci e Genunzio Silvagni.

I miei ricordi finiscono qui, la nebbia … torna ad infittirsi. Come i più giovani sanno meglio di me, la storia proseguirà serrata e ricca di nuovi avvenimenti.

Ripercorse le origini, il mio compito termina qui.

 
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